Telefono al vento
Uno spazio per le parole che porti dentro.
A volte abbiamo bisogno di parlare. Di raccontare qualcosa a qualcuno, di ricordare una persona cara, di dire ciò che non siamo riusciti a dire o semplicemente di dare voce a un pensiero che ci accompagna. Il telefono al vento nasce proprio per questo.
Una storia che arriva dal Giappone
La storia del telefono al vento comincia nel 2010 a Ōtsuchi, in Giappone, dove Itaru Sasaki, dopo la perdita di un cugino, decise di installare un vecchio telefono in una cabina del suo giardino. Non era collegato ad alcuna linea: era un modo tutto suo per continuare a parlare con una persona cara e affidare al vento le parole che non potevano più raggiungerla.
Dopo il terremoto e lo tsunami del marzo 2011, Sasaki aprì il giardino a chiunque sentisse il bisogno di ritrovare, attraverso quel gesto, un legame con le persone scomparse. Da un'esperienza personale nacque così un luogo di ascolto e raccoglimento, che negli anni ha ispirato installazioni simili in diverse parti del mondo.
Anche ad Agra c'è un telefono al vento
Lungo il Percorso vita, una piccola casetta custodisce un telefono speciale. Dall'altra parte non c'è nessuno a rispondere: ci sono il vento, la natura e lo spazio per lasciar andare le parole.
Puoi sollevare la cornetta e parlare con chi ti manca, condividere un ricordo, esprimere un desiderio oppure semplicemente dare voce a un pensiero. Non ci sono regole, né parole giuste o sbagliate. Puoi prenderti tutto il tempo che ti serve, senza aspettarti una risposta.
La prossima volta che passi di lì, concediti qualche minuto. Fermati, solleva la cornetta e lascia parlare il cuore.
A volte, per sentirsi più vicini, basta una voce e un po' di vento.
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